25 luglio 2008

Viaggiare in Grecia alla scoperta della solennità dei monasteri di Meteora

Meteora, chiamati in giusto titolo la «Thivais» dei Stagni, sono, dopo l'Athos, il più grande e più
importante gruppo monastico dell'area ellenica. Alla punta Nord-ovest del campo di Thessalia, tra le
imponenti montagne Pindos e Antichassia, vicino all'abbraccio del fiume Pinios, accompagnati dai
tempi antichissimi dalle ninfe dei fiumi e dei boschi ellenici, le driade e le naiade, si alzano silenziose e immobili le gigantesche rocce di Meteora. Con la loro imponente e grandiosa statura interrompono bruscamente, sopra Kalambaca e il pittoresco Kastraki, la monotonia del paesaggio dell' immensa pianura Thessalica, provocando cosi timore e stupefazione.
   
Mandata da Dio la rocciosa boscaglia, forma un paesaggio tra i più imponenti e meravigliosi del
mondo. Lì, il fuggiasco, affaticato dalla vita mondana, ha trovato il posto più adatto per la vita eremitica e riposante, il rifugio appropriato per la ricerca della pace interiore e la serenità. Lì, avendo come assistente la vertigine dell'altezza, si sforza di calmare e domare le passioni e le
angosce della sua vita. In quelle cime scabrose e mai raggiunte, l'audace e decisivo eremita ha scoperto la scala segreta che porta sulla terrazza celestiale e finisce all'unità con Dio. «Dice ai monaci la rete montacarichi: state attenti, perché non vi porto soltanto dalla terra sul monte, ma anche nel cielo».
   
Le prime tracce della Storia di Meteora si perdono nella nebbia delle leggende e delle tradizioni.
Sembra che già dal XI secolo i primi eremiti, sfidando con la loro rigida volontà il maltempo e le bufere, si sono arrampicati e, come gli uccelli, si sono stabiliti nelle cavità delle rocce ventose, cercando lì la loro integrazione interna e la redenzione.
   
Verso la fine del XI o gli inizi del XII secolo, è stata formata una piccola città eremitica, la Scite di
Dupiani o dei Staghi, con centro di culto la chiesa della Santissima Vergine, che costituiva il «Kyriakon» della Scite: «veniva preferita come tale perché era il protato», secondo il cosiddetto «Scritto Storico» o «Cronaca di Meteora». In questa chiesa, conservata fino ad oggi e situata un pò più giù del monastero di San Nicola il «Anapafsas», si riunivano ogni Domenica dalle loro celle e i luoghi di preghiera gli austeri eremiti delle rocce Meteoritiche per celebrare solennemente, in comune, la messa consacrata.
   
Il capo dell' eremitaggio di Staghi, portava, secondo il modello di Athos, il titolo del «primo» e
abate della scite. Si noti che «nessuno aveva il nome di abate, ne al Meteore nemmeno in un altro monastero; è chiaro che tranne il primo della scite in Doupiani, nessun altro si chiamava abate in tutti gli altri monasteri di Meteora, perché, secondo la consuetudine, il primo della scite aveva contemporaneamente il nome dell'abazia».  
Figura imperiosa e dominante, con grande fama e attività, è il «primo» dell' eremitaggio di Staghi
e abate del Monastero della Ma
donna di Doupiani Nilo, noto da testi, documenti e iscrizioni dell'epoca. È il fondatore e costruttore, verso il 1366/67, del Monastero della Ypapanti (Presentazione di Gesù al Tempio) (inizialmente dell'Ascenzione del Signore); oggi è inabitato e appartiene al Monastero del Gran Meteoro.
   
La chiesa del Monastero della Ypapanti è piena di affreschi di bell'arte, che, secondo le due iscrizioni edificatorie conservate, sono stati eseguiti nel 1366-67 con il soccorso finanziario del «primo» della Sceta di Staghi monaco-prete Nilo e del monaco Cipriano, nei tempi dell' episcopato di Bessarione e del regno di Simeone Ouressis Paleologo (Si tratta del padre del secondo costruttore del Monastero del Gran Meteore, il beato Gioassaf). 

Questi affreschi, che sono tra le più importanti opere pittoriche della seconda metà del XIV secolo,
coprono il noto ciclo iconografico storico e dogmatico (scene del Dodecaorton, delle Passioni di Cristo, santi ecc.). Interessante è la figura, in una conca della chiesa, del costruttore monaco-prete, inginocchiato davanti ai piedi della Madonna della Carità. Posteriormente è stata aggiunta la nartece della chiesa, costruita nel 1784, quando l’episcopo di Staghi era Paisio e abate il Simeone. Allora è stata dipinta a fresco dai pittori di Kalarrytos Demetrio Zouckis e il suo allievo Giorgio.
   
La tradizione, la quale è confermata da testimonianze scritte, riferisce più di venti Monasteri, i
quali formavano la città rocciosa di Staghi. Sembra che fossero costruiti verso il XIV secolo, ma molti di questi sono stati restaurati o ricostruiti dalle fondamenta verso il XVI secolo che costituisce un periodo di particolare vigore e fioritura del monachesimo Meteoritico.
   
Col passare del tempo, tramite le varie avventure e difficoltà lungo i secoli, la maggior parte dei monasteri sono stati svuotati e lasciati alla rovina. I resti e le rovine, ora pochissimi ora molti (di Aghia Moni, di Pantokrator, di Prodromos, di Ipsilotera), sulle inaccessibili e paurose rocce, restano silenziosi e melanconici, già senza i dolci suoni dei salmi e l'odore dell'incenso; da molti anni si turbano soltanto dai gracchiamenti dei corvi e dei falchi. «Su questi uccelli del cielo abiterà; dal mezzo delle pietre daranno voce».
   
Oggi, sono in attività sei conventi: del Gran Meteoro o della Trasfigurazione, di Varlaam, di San Stefano, di San Nicola l’Anapafsas, di Roussano e della Santa Trinità.
   
I monasteri di Meteora, nei quasi seicento anni della loro presenza e funzione monastica ininterrotta, hanno offerto molto e continuano ad offrire, non solo al monachesimo ortodosso e alla nostra Chiesa, ma anche alla Grecia in genere, tramite la loro ricca opera sociale, il loro contributo nella conservazione della tradizione e della cultura, ed infine con il loro interesse per l'istruzione della Gioventù. Atti ufficiali testimoniano che: il 15/2/1845 gli abati dei 3 più grandi monasteri di Meteora, Agathanghelos di Meteore, Gregorio di Varlaam e Giacomo di San Stefano, sottoscrivono una lettera comune con la quale questi 3 conventi assumono l'obbligo di contribuire «perpetuamente» nei salari dei maestri delle scuole centrali della città di Trikki (con cinque cento piastri ogni anno; cod. 287, Monastero di Varlaam, f. 71 r.).
   
Dal 1969 in poi cominciarono seri lavori di ricostruzione e restauro ai monasteri di Meteora, su iniziativa del Metropolita di Trikki e Staghi Dionigi (1959-4/1/1970). I lavori di restauro e di ricostruzione dei monumenti di Meteora continuano fino ad oggi con la sollecita assistenza dell'attuale, attivo, filomonachico e modesto Metropolita di Trikki e Staghi (dal 1981) sig. Alessio (Michalopoulos), come pure con le incessanti fatiche e l'emulazione dei frati dei monasteri, e con
 l'aiuto e la vigilanza del sig. Laz Deriziotis, principale dell' Ente Archeologico della regione (settimo Eforato di Antichità bizantine).

Come arrivare a Meteora:

In traghetto o in nave: partenza da Brindisi e sbarco al porto di Igoumenitsa; procedere per 208 km in auto o con mezzi pubblici verso l’interno, in direzione Ioannina prima e Metsovo poi, percorrendo la E90 e la E92 fino al villaggio di Kalampaka.

 

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In aereo: Partenza da Milano Malpensa – Arrivo ad Atene; da Atene muoversi verso nord in direzione Thiva percorrendo la E75 per circa 350 km. Passare da Molos, Lamia, Sofades, Karditsa e Trikala.
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